NOTIZIE CHE NON LO ERANO (CIT.)

Prendo a prestito il titolo di un noto libro di qualche anno fa di Luca Sofri (peraltro direttore del Post), per raccontarvi una storia esemplare che ha molto a che fare con il tema e che a mio avviso spiega molto della comunicazione, della società e del giornalismo nel 2020. È una storia vera, è capitata a me nelle ultime 24 ore, potete farci quello che volete, secondo me è istruttiva.

L’ANTEFATTO

IL FATTO

VALORI COMPOSITIVI E STORYTELLING

LA FONTE, IL GIORNALISTA, IL PUBBLICO, IL FATTO, LA SENSAZIONE

(*) Aggiornamenti del 5 novembre: La Stampa non ha citato la fonte in un estemporaneo post su Facebook di ieri, ma fortunatamente si preoccupa di farlo nel suo articolo di oggi dedicato alla sofferenza degli ospedali piemontesi, sia su web che su carta. Il tema è pertinente (le ambulanze in effetti facevano proprio un trasferimento di pazienti), ma la mia sensazione è che la foto verrà considerata abbastanza generica ed evocativa da poter illustrare un po’ tutte le questioni Covid-related. Per la cronaca, anche il TGR Piemonte oggi ha citato correttamente la fonte a differenza del TG3 nazionale di ieri, e così ha fatto anche “Ore 14”, il magazine di Rai2 in onda poco fa.

Sempre il 5 novembre entra in campo anche la redazione di Bufale.net che scrive un pezzo di debunking per chiarire (dopo avermi cortesemente interpellato) che la foto è vera e la notizia collegata alla foto anche, in barba alle migliaia di negazionisti che hanno pervicacemente sostenuto il contrario (vedi qui sotto).

Ultimo (spero) aggiornamento del 5 novembre: Cristina Palazzo di La Repubblica mi chiama e imbastisce un’intervista all’autore della foto “bombardato di insulti sui social” — ma io non mi lamento, eh. Ai troll non va dato da mangiare, si sa.

Aggiornamenti del 6 novembre: il cerchio si chiude, Il Post (anche loro mi hanno contattato prima) fa un approfondimento molto esaustivo dei suoi su tutta la questione ospedali in Piemonte. Intanto i negazionisti — spero — hanno voltato pagina.

SITUAZIONE DISPERATA MA NON SERIA

  • Quelli che mi augurano la morte per Covid-19
  • Quelli che “basta con le foto di ambulanze volete terrorizzare la gente”
  • Quelli che — sinteticamente — vaffanculo
  • Quelli che “chi ti paga” o “sei solo un servo” (di chi? Di Soros, probabilmente)
  • Quelli che è un fotomontaggio
  • Quelli che non è un fotomontaggio ma non si capisce perché l’autore abbia sfocato la foto (basta leggere il post)
  • Quelli che battibeccano all’infinito tra loro a colpi di “SVEGLIAAAA!!!1!”, “Ma tu stai male”, “Ma dove vivi”, “Ma di che stiamo parlando”
  • Quelli che le ambulanze sono vuote, coglione
  • Quelli che le ambulanze sono piene, coglione (ma non di malati Covid)
  • Quelli che hai fatto la foto solo per diventare famosoLOL
  • Quelli che ma come cazzo scrivi ma sei Barbara D’Urso? (Sì.)
  • Quelli che ma lei come si permette di postare una foto così offendendo chi lavora nella sanità (!!!?)
  • Quelli che lei è stato un ingenuo a farsi strumentalizzare così dai giornali, la perdoniamo perché si vede che è in buona fede
  • Quelli che per due click in più lei diffonde fake news (ma non era una news…)
  • Quelli che avete rotto il cazzo con il Covid

E via dicendo, ne ho sicuramente dimenticato qualcuno bello, ma tant’è.
In tutto ciò quasi nessuno ha pensato di chiedermi lo scatto originale (che accompagna questo post)…

EPILOGO

Mi sono stupito di più di alcuni attestati di stima provenienti da sconosciuti.
A questo siamo arrivati.

Di lavoro faccio cose online, maneggio social, visualizzo dati coi disegnetti, taglio e cucio pezzi di video. A casa faccio il papà. Sono bello in modo assurdo.

Di lavoro faccio cose online, maneggio social, visualizzo dati coi disegnetti, taglio e cucio pezzi di video. A casa faccio il papà. Sono bello in modo assurdo.